Rifacimento della copertura di una cantina vitivinicola

Interventi su copertura e controsoffitto

Nel territorio veronese, le cantine e gli stabilimenti destinati alla produzione vinicola costituiscono una parte riconoscibile del paesaggio produttivo. Accanto ai vigneti si trovano edifici dedicati alla vinificazione, allo stoccaggio, all’imbottigliamento e alla gestione logistica, spesso cresciuti nel corso degli anni attraverso ampliamenti e trasformazioni successive. Le loro coperture devono quindi rispondere a esigenze tecniche precise e adattarsi a strutture nelle quali convivono ambienti produttivi, impianti, serbatoi, passerelle e superfici destinate all’installazione di pannelli fotovoltaici. Il peso economico del comparto conferma quanto il settore sia radicato nel territorio. Secondo i dati diffusi dalla Regione del Veneto sulla vendemmia 2024, la provincia di Verona conta oltre 30.000 ettari di superficie vitata ed è una delle principali aree produttive regionali. In un contesto di questa rilevanza, la qualità degli edifici produttivi incide sulla continuità e sull’efficienza della filiera. Il rifacimento della copertura di una cantina vitivinicola non può essere ridotto alla sostituzione delle lastre visibili dall’esterno. Occorre considerare la stratigrafia del tetto, lo stato delle strutture, le condizioni degli ambienti interni, la presenza di materiali contenenti amianto e le necessità di accesso per le future manutenzioni. Il caso studio documentato nel video che accompagna questo articolo riguarda un intervento realizzato da Tezza Coperture su una cantina del territorio. Il cantiere ha compreso la bonifica delle lastre in cemento-amianto, la ricostruzione del pacchetto di copertura, l’inserimento dell’isolamento, la rimozione del controsoffitto interno e l’installazione delle linee vita per la manutenzione del fotovoltaico. Le riprese contenute in questo articolo consentono di seguire l’avanzamento delle lavorazioni, mentre l’analisi del progetto permette di comprendere le ragioni tecniche che hanno orientato ciascuna scelta.

La copertura di una cantina come parte integrante del sistema produttivo

Il tetto di una cantina deve proteggere superfici generalmente ampie, sotto le quali si svolgono attività molto diverse tra loro. Alcuni locali ospitano serbatoi e impianti di processo; altri sono destinati alla conservazione, al confezionamento o alla movimentazione dei prodotti. La copertura dell’edificio produttivo separa questi ambienti dall’esterno e partecipa al controllo degli scambi termici, dell’umidità e delle infiltrazioni. Quando il manto si deteriora, le conseguenze possono estendersi ben oltre la comparsa di una macchia sul soffitto. L’acqua può raggiungere materiali isolanti, strutture secondarie, impianti e superfici di lavoro, provocando un degrado progressivo che diventa più costoso da affrontare nel tempo. Anche una copertura apparentemente integra può presentare criticità meno evidenti. Un isolamento discontinuo, fissaggi usurati, lattonerie non più efficienti o raccordi eseguiti in epoche diverse possono ridurre le prestazioni complessive dell’involucro. La volontà di installare un impianto fotovoltaico introduce ulteriori punti di interazione, perché i sistemi di ancoraggio e i percorsi di manutenzione devono essere compatibili con la tenuta del manto. Per questa ragione, il progetto di una copertura per capannoni industriali deve partire dalla destinazione d’uso dell’immobile e dalle condizioni della struttura esistente. Tezza Coperture segue la realizzazione e il rifacimento dei tetti produttivi valutando materiali, carichi, isolamento, sottostrutture e requisiti di sicurezza in relazione alle caratteristiche specifiche dell’edificio.

Verifica preliminare

Prima di aprire il tetto è necessario ricostruire la storia dell’edificio. Le cantine e gli stabilimenti produttivi sono spesso il risultato di interventi eseguiti in periodi differenti. Una porzione può avere conservato la copertura originaria, mentre altre aree possono essere state ampliate o modificate per ospitare nuovi impianti. Il sopralluogo serve a verificare la composizione del manto, la geometria delle falde, le condizioni della struttura portante e la presenza di materiali che richiedono procedure speciali. Vengono inoltre individuate le interferenze con lucernari, camini, canali di gronda, pannelli fotovoltaici, linee elettriche e apparecchiature collocate sulla copertura. Nel cantiere della cantina, questa fase ha evidenziato la presenza di cemento-amianto sia sul tetto sia nel controsoffitto interno. La bonifica doveva quindi essere coordinata con la ricostruzione del manto e con le lavorazioni all’interno dello stabilimento. Il progetto doveva anche prevedere il successivo posizionamento di un impianto fotovoltaico e la realizzazione di un percorso sicuro per raggiungerlo. La sequenza operativa è stata definita prima dell’avvio del cantiere, evitando che una lavorazione potesse compromettere quella successiva. Una copertura di grandi dimensioni, infatti, non viene normalmente scoperta per intero in un’unica soluzione: si procede per porzioni, bilanciando la necessità di avanzare con la protezione degli ambienti sottostanti.

Bonifica del cemento-amianto: una fase che richiede competenze specifiche

Le lastre in cemento-amianto sono state utilizzate per decenni nelle coperture industriali e agricole grazie alla loro leggerezza, alla resistenza agli agenti atmosferici e alla relativa facilità di posa. Molti edifici costruiti nella seconda metà del Novecento conservano ancora questi elementi, spesso indicati con il nome commerciale eternit. Il passare del tempo, l’esposizione alle precipitazioni, le escursioni termiche e gli interventi manutentivi possono compromettere lo stato del materiale. Prima di qualsiasi lavorazione è quindi necessario valutarne le condizioni e stabilire una procedura adeguata: tagliare, forare o rompere una lastra senza le dovute cautele può favorire la dispersione delle fibre e creare un rischio per gli operatori e per l’ambiente circostante. La Legge 27 marzo 1992, n. 257 ha disposto la cessazione dell’impiego dell’amianto in Italia. Le modalità di tutela dei lavoratori durante gli interventi di bonifica sono disciplinate dal D.Lgs. 81/2008, che dedica specifiche disposizioni alle attività di demolizione e rimozione dei materiali contenenti amianto. Pertanto, quando si procede alla rimozione, l’impresa incaricata deve predisporre un piano di lavoro nel quale vengono descritte le modalità esecutive, le attrezzature impiegate, le misure di protezione, le procedure di decontaminazione e la gestione dei materiali rimossi. Il piano viene trasmesso all’autorità sanitaria competente prima dell’inizio dei lavori.

Dalla rimozione allo smaltimento certificato

Nel cantiere della cantina vitivinicola, le lastre della vecchia copertura sono state trattate e rimosse evitando rotture e frammentazioni. Dopo lo smontaggio, il materiale è stato confezionato secondo le procedure previste e preparato per il trasporto verso un impianto autorizzato. La bonifica non termina quando le lastre vengono calate dal tetto. I materiali contenenti amianto devono essere identificati, imballati, movimentati e conferiti seguendo un percorso documentato. Al termine dell’operazione viene rilasciata la certificazione relativa all’avvenuto smaltimento. Tezza Coperture segue l’intero iter di bonifica e smaltimento dell’amianto, dalla preparazione del piano di lavoro fino al conferimento presso gli impianti autorizzati. L’impiego di personale formato e di procedure definite consente di integrare la bonifica con la successiva ricostruzione del tetto, limitando passaggi di consegne e sovrapposizioni tra operatori differenti. Per approfondire gli aspetti normativi e operativi legati a questo tipo di intervento è possibile consultare anche l’articolo dedicato alla bonifica dell’amianto e alla realizzazione di una nuova copertura.

Il nuovo pacchetto di copertura: gli strati devono lavorare insieme

Una volta liberata la struttura, è iniziata la ricostruzione della copertura. Nel video si vede la posa delle lastre grecate inferiori, che fanno da base e sostegno per l’isolante, seguita dall’installazione dei profili zincati e dalla chiusura con il nuovo manto esterno. In queste fasi, ogni elemento ha un ruolo preciso. Il supporto inferiore sostiene l’isolante e mantiene la superficie regolare; la sottostruttura distribuisce i carichi e garantisce fissaggi sicuri; il manto superiore protegge dagli agenti atmosferici e permette all’acqua di defluire correttamente. La progettazione tiene conto di diversi fattori, come la distanza tra gli appoggi, la pendenza del tetto, l’esposizione al vento e i carichi presenti. Se la copertura deve ospitare pannelli fotovoltaici, è necessario considerare anche il peso dell’impianto, i sistemi di fissaggio e gli spazi per la manutenzione. Errori in questa fase possono avere conseguenze difficili da correggere in seguito. Un profilo non adeguato, un fissaggio incompatibile o un isolamento discontinuo possono ridurre la durata del tetto e favorire infiltrazioni o deformazioni.

Sormonti, raccordi e lattonerie determinano la tenuta del tetto

Le parti centrali delle lastre sono raramente le più critiche. I punti più delicati sono invece i bordi, i sormonti, i colmi e le zone in cui il tetto incontra altri elementi. Ogni raccordo deve essere progettato e realizzato con attenzione. Le converse collegano superfici diverse, le scossaline proteggono i punti verticali, i canali di gronda raccolgono l’acqua e i fissaggi devono resistere senza creare punti di infiltrazione. La lattoneria di copertura è quindi fondamentale. Anche un dettaglio apparentemente secondario può influire sul comportamento dell’intero tetto, soprattutto su superfici ampie ed esposte. Un lavoro ben eseguito si riconosce nel tempo, quando la copertura resta efficiente senza richiedere interventi frequenti.

La bonifica del controsoffitto completa il risanamento dell’edificio

Nel caso studio, il cemento-amianto non era presente soltanto nel manto esterno. All’interno della cantina era stato utilizzato anche per la realizzazione del controsoffitto. Questa condizione richiedeva un intervento più ampio rispetto alla sostituzione della sola copertura. Lasciare in opera il controsoffitto esistente avrebbe significato mantenere all’interno dell’edificio un materiale destinato a richiedere una gestione specifica e, con ogni probabilità, un ulteriore cantiere negli anni successivi. Dopo la bonifica è stato installato un nuovo controsoffitto metallico, capace di restituire continuità all’intradosso e di integrarsi con la nuova configurazione della copertura. L’intervento ha permesso di affrontare il risanamento dell’edificio secondo una logica unitaria, evitando di separare artificialmente la parte esterna da quella interna. Il controsoffitto, infatti, non ha una funzione puramente estetica. Può contribuire alla protezione degli strati soprastanti, alla definizione degli spazi interni e alla gestione degli impianti. La sua configurazione deve essere compatibile con le esigenze di ispezione e con le caratteristiche dell’attività svolta nei locali.

Fotovoltaico e copertura devono essere pensati come un unico sistema

La presenza di un impianto fotovoltaico sulla copertura industriale influisce sul progetto del tetto e sulle modalità con cui verrà gestito nel tempo. Nel caso specifico, tuttavia, l’impianto non era presente prima dell’intervento ed è stato previsto e installato successivamente al rifacimento della copertura. Questa condizione ha permesso di progettare il nuovo tetto tenendo fin dall’inizio conto dei carichi, dei sistemi di fissaggio e degli spazi necessari per l’impianto. I pannelli, le strutture di sostegno, i cablaggi e gli altri componenti sono stati quindi integrati in modo coerente con la stratigrafia della copertura, evitando adattamenti successivi che avrebbero potuto compromettere la tenuta o la durabilità del sistema. Una copertura progettata per accogliere il fotovoltaico deve inoltre conservare spazi sufficienti per l’ispezione e la manutenzione. I tecnici devono poter raggiungere i diversi moduli, controllare i collegamenti e intervenire senza dover improvvisare percorsi tra i pannelli. La progettazione deve quindi considerare la distanza dai bordi, la presenza di lucernari o superfici fragili, la posizione degli ostacoli e le aree nelle quali sarà necessario operare. Il layout dell’impianto e quello dei dispositivi anticaduta devono essere sviluppati congiuntamente, perché una linea vita collocata senza considerare la posizione dei pannelli può risultare difficilmente utilizzabile.

Linee vita e sicurezza delle future manutenzioni

Il rifacimento del tetto offre l’occasione per pianificare in modo corretto gli accessi futuri. Anche dopo la conclusione del cantiere sarà necessario salire sulla copertura per verificare le condizioni del manto, pulire le grondaie, controllare le lattonerie e intervenire sull’impianto fotovoltaico. La sicurezza deve essere integrata nell’edificio attraverso percorsi, accessi e punti di ancoraggio progettati in funzione delle lavorazioni prevedibili. In Veneto, la Legge regionale n. 29 del 25 luglio 2019, stabilisce che i progetti relativi a nuove costruzioni e agli interventi strutturali sulle coperture esistenti prevedano misure idonee per l’accesso, il transito e l’esecuzione delle manutenzioni in sicurezza quando sono presenti impianti tecnologici soggetti a interventi programmati. Nel cantiere della cantina vitivinicola, le linee vita per la manutenzione del fotovoltaico sono state collocate tenendo conto della distribuzione dei pannelli. Gli operatori potranno quindi raggiungere le diverse zone della copertura seguendo un percorso coerente con le attività previste. Tezza Coperture progetta e installa linee vita, parapetti, scale alla marinara e sistemi anticaduta sulla base della conformazione del tetto e delle effettive esigenze manutentive. La sicurezza viene così inserita nel progetto generale della copertura, anziché essere trattata come un componente indipendente da aggiungere al termine dei lavori.

Il valore di una gestione coordinata del cantiere

Il rifacimento della copertura della cantina vitivinicola ha coinvolto competenze appartenenti ad ambiti differenti. La bonifica del cemento-amianto doveva essere compatibile con i tempi di ricostruzione del tetto; la nuova sottostruttura doveva sostenere il pacchetto isolante e il manto; la copertura doveva accogliere nuovamente l’impianto fotovoltaico; i sistemi di sicurezza dovevano rendere accessibili le aree di manutenzione. La qualità dell’intervento dipende dal coordinamento tra queste attività. Quando ogni fase viene affidata separatamente senza una regia tecnica comune, aumenta il rischio che le soluzioni risultino incompatibili. Una gestione unitaria permette invece di leggere il tetto come un sistema. Le decisioni vengono assunte prima dell’apertura del cantiere e verificate durante l’esecuzione, riducendo il ricorso a correzioni tardive.

Guarda il video completo del rifacimento della copertura

Il video inserito in questo articolo permette di osservare il cantiere nella sua evoluzione reale. Molti degli elementi decisivi per la qualità del lavoro non sono più visibili quando il tetto è terminato. L’isolamento, gli appoggi, i fissaggi e i raccordi vengono coperti dal manto esterno, ma continuano a determinare il comportamento della copertura negli anni. Il video permette di entrare in questa fase normalmente nascosta e di comprendere quanto il risultato finale dipenda dalla precisione delle lavorazioni intermedie. Guarda il video completo per seguire l’intervento e osservare il risultato raggiunto. Sul canale YouTube di Tezza Coperture sono disponibili altri cantieri dedicati alle coperture industriali e agricole, alle bonifiche e ai sistemi per il lavoro in quota. Iscriviti al canale per ricevere i prossimi aggiornamenti.

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